venerdì 27 febbraio 2009

Lettere da Milano: L’Europa zoppa in cammino

Lettere da Milano”

L’Europa zoppa in cammino


Pochi mesi or sono la Fuci fu invitata a partecipare, nella splendida cornice del tempio civico dell’Incoronata a Lodi, ad un interessante incontro sul cammino dell’Europa, tenuto brillantemente da Sua Eccellenza Monsignor Giuseppe Merisi Vescovo di Lodi e da Monsignor Noel Treanor, fino a giugno 2008 Segretario della Commissione Episcopati dell’ Unione Europea, ora Vescovo in Irlanda delle città di Down and Connor.

Monsignor Treanor raccontò della sua esperienza nella Commissione, un cammino difficile, ostacolato più volte dai poteri politici talvolta restii a riconoscere il ruolo della Chiesa nel cammino comunitario, e forse apice di questi ostacoli fu proprio la bocciatura della Costituzione unitaria per la Comunità Europea, grazie anche al referendum irlandese che ne bocciò l’ attuazione.

La difficoltà dell’ affermarsi dei valori cristiani nella Comunità Europea fu l’altro importante passaggio che portò Monsignor Treanor alla conclusione, ovvero che parecchio è stato fatto, le distanze si sono accorciate, ma parecchio è ancora da farsi, non ci si può più permettere di fare due passi avanti e uno indietro.

Mi tornano in mente spesso quelle parole e provo ad immaginare il sentimento comune nei confronti della Comunità Europea.

Al di là di tutti gli sforzi che le istituzioni stanno compiendo, non mi sembra che i cittadini si sentano cittadini dell’Europa, o forse si sentono limitatamente coinvolti solo per quanto riguarda la moneta unica e la libera circolazione delle persone, che non è poco, ma non è neppure sufficiente.

L’unione di un popolo non si basa solo sulla moneta, pare ovvio, ma sulla condivisione dei valori, a volte contrastanti ma pur sempre valori, che sono stati alla base della nascita di quel determinato popolo.

Qualcuno potrebbe obiettare: ma la funzione dell’ Europa è sempre stata prettamente economica.

E noi potremmo controbattere chiedendo come mai ci si ostina a parlare di cittadini dell’Europa e di cammino valoriale comunitario, ma si proseguirebbe all’ infinito.

La domanda su questa conciliazione di valori economici e identitari sorge spontanea proprio in questi giorni di crisi economica.

Il Presidente francese Sarkozy, giustamente, ha avvertito le proprie imprese sull’uso degli incentivi statali, noi vi auitiamo ma i soldi rimangono in Francia, ha dunque detto quello che tanti non hanno voluto dire, venendo etichettato come nazionalista. D’altronde l’allargamento dell’Unione ai paesi dell’est, che non giudico negativamente, ha portato a un allargamento della possibilità di investimento all’ estero per le imprese, e detto semplicisticamente se un’automobile costruita in Italia costa alla casa produttrice quattromila euro, la stessa automobile costruita in Polonia ne costa millecinquecento. L’Unione dunque anche a livello economico non è poi così unita. E allora ci domandiamo fino a quando l’Europa continuerà a camminare, e se non scomparirà, come tante comunità del passato che si pensava fossero eterne?

E cerchiamo di capire come una comunità possa fondarsi solo su rapporti economici e senza valori completamente condivisi, in un momento dove i rapporti economici sono appesi ad un filo di lana e rischiano di capitombolare con la crisi.


Andrea Ripamonti

Nessun commento:

Posta un commento