sabato 6 novembre 2010

1° Biblico: Rut, Cap. I

Appunti dell'incontro Biblico del 1/10/2010 con Don Cesare Pagazzi
Rut e Noemi - da una serie di vetrate nella chiesa di St Mary & St John in Cowley


Il libro di Rut è uno dei Libri Storici del Vecchio Testamento – la sezione successiva al Pentateuco. I primi due libri storici sono quello di Giosuè, che racconta dell’ingresso di Israele in Terra Santa, e quello dei Giudici, che racconta Israele non ancora organizzato in uno Stato: i giudici, pertanto, sono coloro guidano il popolo. Il libro di Rut si inserisce in questo periodo storico e culturale.

Ci sono tre ipotesi circa la datazione della sua stesura: una risale al X sec. a.c., una intorno al 500/480 a.c. ed una terza ipotesi che identifica una parte più antica, che ne rappresenta l’ossatura, ed una successiva che ne riporta i dettagli. Se così fosse questo piccolo libro avrebbe un peso molto importante: Israele aveva appena fatto ritorno dal deserto, nonché dall’esilio – periodo durante il quale si era contaminato con altri popoli – e per questo sentiva la necessità di ricostruire un’identità forte. In forza di questo bisogno le leggi cominciarono a diventare molto dure, arrivando a sfiorare l’integralismo. Un esempio: non erano ammessi matrimoni con donne cananee o babilonesi e chi in passato lo aveva fatto ora si vedeva costretto a ripudiarle. L’obiettivo era quello di purificare la razza.

Scelte che vanno in questa direzione sono scelte tipiche di chi si sente debole: la legge diventa identità.

In questo preciso periodo storico e culturale, in cui Israele non si vuole mischiare con gli stranieri, questo libro gli parla di una donna straniera, moabita, come a ricordargli le origini del grande re Davide.

Ricorda a tutti noi che, forse, il nostro desiderio di separazione dagli altri non ha senso di esiste, forse mischiarsi può portare a qualcosa di buono.


Cap.1

Nel primo capitolo vi è sovente la ripetizione della parola Betlemme, città dove è nato Davide. Città dove è nato Gesù.

Secondo Matteo nella stirpe di Gesù, quella di Davide, c’è anche Rut. Gesù è anche il risultato di una donna straniera. In Gesù c’è del sangue straniero.

Le prime dieci righe dicono come la vita sia più complessa delle leggi, delle norme, dei principi: chi, ad esempio, ha sposato donne straniere (in questo caso moabite) non lo ha fatto per infrangere le leggi di Israele ma perché la realtà, con i suoi percorsi, ha portato gli uomini in quella direzione, verso quelle donne.

Esistono, anche per noi, dei valori che non si discutono ma è necessario dare attenzione alla complessità della situazione, della realtà; non si può guardare solo un pezzettino di essa, quello, magari, conforme ai nostri valori … da qui la necessità di non usare i valori a nostro piacimento, secondo il nostro tornaconto. A volte siamo implacabili verso qualcuno, o verso alcuni aspetti che noi reputiamo indiscutibili, ma sappiamo essere altrettanto permissivi in altre circostanze.

Questo libro è per ricordarci dell’intransigenza quando siamo arrendevoli e viceversa1.

Noemi significa “mia consolazione, mia dolcezza” eppure la vita le porta via il marito e tutti i figli (all’epoca significava perdere tutto), per questo, di ritorno a Betlemme, chiede di essere chiamata Mara – il Signore mi ha reso amara la vita, mi ha amareggiata.

Esistono vite più facile e altre più difficili, tanto che i paragoni non reggono. Ci sono vite davvero diverse.

Ci verrà chiesto conto del peso della nostra vita … e così il conto potrebbe sorprenderci … – Ci scoccia uscire dal nostro egocentrismo che ci mette sul piedistallo del dolore, che ci ripiega nell’esclusività del nostro soffrire. Ci potrebbe scocciare scendere da quella posizione, orami tanto cara. Ci scoccia essere riportati alla realtà.

La sola presenza di chi ci sta attorno, con i suoi travagli, i piccoli o grandi drammi, possono insegnarci a leggere meglio la nostra vita, il nostro modo di viverla, di affrontarla … da qui la necessità di mettere mano alla vita, di “sporcarsi le mani” ma anche di lavarci l’anima con la loro testimonianza, lavarci le mani per poi potercele “sporcare di nuovo”2

Questa donna che si sente amareggiata sa però pensare alla felicità delle nuore, le esorta a costruirsi una nuova vita (vv. 8-13). È un tratto altissimo del suo cuore … Spesso, al contrario, c’è una forma di felicità che invidia la felicità altrui, così l’uomo attira nel vortice della sua sofferenza e infelicità chi invece è felice, solo perché non sa sopportare la frustrazione e accettare le gioie altrui. A volte l’uomo fa si che tutti ruoti attorno alla sua infelicità. Noemi maestra di felicità – paradossale; eppure da Noemi possiamo imparare e gestire l’ infelicità.
Rut, invece, significa “amica”: Rut decide di restare accanto alla suocera. Noemi ha perso tutti i legami di sangue, trova supporto in un legame elettivo, in un’amica. (A volte alcuni legami elettivi sono più forti o altrettanto forti di quelli di sangue. Una domanda che questo libro ci pone è: “Come vivo i miei legami elettivi? Ho una “famiglia affettiva” con cui mi sento a casa?...).

Il v. 16 rimanda al passo dell’Esodo (cap. 3, v.4) in cui Mosè incontra Dio nel roveto ardente che gli si presenta come “Io sono colui che sono”. In realtà, il passo si potrebbe anche tradurre: io sarò colui che sarò. Allo stesso modo Rut dice a Noemi: io sarò con te, sarò tua amica e saprò esserlo perché sarò con te, in virtù del legame che tra noi si instaurerà. Come il legame fedele tra Mosè e Dio anche Rut resta fedele a Noemi. Rut, restando con Noemi, le impedisce “di piangersi addosso”, di lasciarsi morire; le mostra che qualcosa di buono c’è3

Nonostante il periodo che stava vivendo, anche lei vedova, decide di dare conforto e sostegno alla suocera: forse agli occhi dei più poteva non essere il momento opportuno… Rut cerca la forza per dare forza ad entrambe.

Concludo con una domanda, forse anche un po’ personale: quanti momenti non opportuni ci inventiamo? …forse è proprio il momento non opportuno che rende opportuno qualche altro momento… Saper fare questo passo è una grazia... Spesso aspettiamo il momento opportuno ma potrebbe non arrivare mai…


1. È necessario fare attenzione a quello che per “natura” ci è semplice essere: potrebbe essere decisamente più facile condannare chi è diverso da noi; molto più difficile è condannare qualcuno che richiama il nostro limite, pur se a malincuore.

2. Da un contributo di Lorenzo durante il confronto

3. Da un contributo di Alessandra durante il confronto

Chiara Galmozzi

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